MICROPLASTICHE NEL CIBO: UN PERICOLO NON PIU’ IGNORABILE

Le microplastiche, frammenti di plastica inferiori a 5 mm, sono ormai onnipresenti nel nostro ambiente e nella catena alimentare. Questi minuscoli inquinanti non solo danneggiano gli ecosistemi, ma rappresentano una grave minaccia per la salute umana. Dal packaging alimentare alle rosticerie dei supermercati, le microplastiche e le sostanze chimiche associate, come il bisfenolo A (BPA) e i ftalati, entrano nel nostro corpo, interferendo con il sistema endocrino e aumentando il rischio di malattie croniche. In questo articolo, esploreremo il pericolo delle microplastiche per il corpo umano, analizzeremo come il calore ne aumenti la tossicità e discuteremo l’inspiegabile uso continuato di plastiche nere, tra le più tossiche, nonostante l’abbondante letteratura medica che ne dimostra i rischi.


MICROPLASTICHE NEL CIBO: COME CI ARRIVANO?

Le microplastiche sono presenti in quasi tutti gli alimenti che consumiamo, anche quelli freschi. Questo avviene principalmente a causa del packaging alimentare, che spesso è realizzato in plastica. Uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology ha rilevato che una persona media ingerisce circa 50.000 particelle di microplastiche all’anno, con un’ulteriore esposizione attraverso l’inalazione (Cox et al., 2019).

Fonti comuni di microplastiche nel cibo:

  1. Packaging alimentare: Le confezioni di plastica rilasciano microplastiche, specialmente quando esposte al calore.
  2. Rosticcerie e ristorazione: Le plastiche nere, spesso utilizzate per contenitori e vassoi, sono particolarmente pericolose perché contengono additivi tossici.
  3. Pesce e frutti di mare: Le microplastiche si accumulano negli oceani e vengono ingerite dai pesci, entrando così nella catena alimentare.
  4. Acqua potabile: Anche l’acqua in bottiglia e quella del rubinetto possono contenere microplastiche.

CALORE E PLASTICHE: UN BINOMIO PERICOLOSO

Il calore aumenta significativamente il rilascio di sostanze chimiche tossiche dalle plastiche. Ad esempio, il riscaldamento di contenitori di plastica nel microonde o l’esposizione al sole durante il trasporto possono accelerare la migrazione di composti come il BPA e i ftalati negli alimenti. Uno studio pubblicato su Food Chemistry ha dimostrato che il riscaldamento di contenitori di plastica rilascia quantità significative di BPA, che può alterare il sistema endocrino (Le et al., 2008).

Plastiche nere: le più tossiche

Le plastiche nere, spesso utilizzate nelle rosticerie dei supermercati e nella ristorazione, sono particolarmente pericolose. Queste plastiche contengono elevate concentrazioni di additivi tossici, come i ritardanti di fiamma bromurati e i metalli pesanti, che possono migrare negli alimenti, specialmente quando esposte al calore. Nonostante i rischi noti, il loro uso continua a essere legale, un fatto che solleva seri interrogativi sulla regolamentazione dei materiali a contatto con gli alimenti.


EFFETTI SULLA SALUTE: OBEOSGENI E INTERFERENTI ENDOCRINI

Le microplastiche e le sostanze chimiche associate, come il BPA e i ftalati, sono noti interferenti endocrini. Questi composti mimano gli ormoni naturali, alterando il sistema endocrino e aumentando il rischio di malattie croniche.

Effetti ormonali:

  1. Obesogeni: Alcune sostanze chimiche presenti nelle microplastiche, come il BPA, sono considerate obesogeni, poiché promuovono l’accumulo di grasso e l’aumento di peso. Uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives ha dimostrato che l’esposizione al BPA è associata a un aumento del rischio di obesità e sindrome metabolica (Trasande et al., 2012).
  2. Estrogeno-simili: Il BPA e altri ftalati mimano l’azione degli estrogeni, interferendo con la fertilità e aumentando il rischio di tumori ormono-dipendenti, come il cancro al seno e alla prostata (Vandenberg et al., 2009).

Effetti sul cervello e sullo stress:

L’esposizione a queste sostanze chimiche può anche influenzare il cervello. Uno studio pubblicato su Neurotoxicology ha dimostrato che il BPA altera l’attività dell’amigdala, un’area del cervello associata alla risposta allo stress, aumentando i livelli di ansia e stress percepito (Xu et al., 2013).


PERCHÉ È ANCORA LEGALE?

Nonostante l’abbondante letteratura medica che dimostra i rischi delle microplastiche e delle sostanze chimiche associate, il loro uso continua a essere legale. Questo solleva interrogativi sulla regolamentazione. Le normative spesso non tengono il passo con le scoperte scientifiche, e i test di sicurezza sui materiali a contatto con gli alimenti sono insufficienti.


COSA FARE

Anni fa il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha prodotto un opuscolo che trovate a questo link che descrive queste problematiche e gli accorgimenti che il cittadino può mettere in pratica per limitare i danni. Non è aggiornato recentemente ma è un buon inizio.

CONCLUSIONE

Le microplastiche e le sostanze chimiche associate rappresentano una minaccia significativa per la salute umana, con effetti che vanno dall’interferenza endocrina all’aumento dello stress e del rischio di malattie croniche. È urgente adottare normative più severe e promuovere alternative sostenibili al packaging in plastica. Nel frattempo, i consumatori possono ridurre l’esposizione evitando di riscaldare cibi in contenitori di plastica e preferendo materiali più sicuri come il vetro o l’acciaio inossidabile.


BIBLIOGRAFIA

  1. Cox, K. D., et al. (2019). Human consumption of microplastics. Environmental Science & Technology, 53(12), 7068-7074.
  2. Le, H. H., et al. (2008). Bisphenol A is released from polycarbonate drinking bottles and mimics the neurotoxic actions of estrogen in developing cerebellar neurons. Food Chemistry, 107(2), 630-637.
  3. Trasande, L., et al. (2012). Association between urinary bisphenol A concentration and obesity prevalence in children and adolescents. Environmental Health Perspectives, 120(5), 979-983.
  4. Vandenberg, L. N., et al. (2009). Bisphenol-A and the great divide: A review of controversies in the field of endocrine disruption. Endocrine Reviews, 30(1), 75-95.
  5. Xu, X., et al. (2013). Effects of bisphenol A exposure on brain functional connectivity in preadolescent girls. Neurotoxicology, 34, 49-55.
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